venerdì 12 febbraio 2016

“La musica provata” a Martina Franca. -Reporatage -


Pubblico convenuto da tutta la Puglia per assistere al concerto-narrazione “La musica provata”, spettacolo di punta dell’articolato e interessante cartellone della stagione di prosa organizzata dal Comune di Martina Franca e dal Teatro Pubblico Pugliese.

La raffinata e suggestiva rappresentazione teatrale, tratta dall’omonimo libro di Erry De Luca è il risultato dalla sinergia prodotta dall’incontro tra “Titani” che non necessitano certo di presentazioni quali lo stesso De Luca, il sassofonista Stefano Di Battista e la cantante NikyNicolai , illustri figure di riferimento nel mondo letterario, artistico e musicale contemporaneo.

Per Erry De Luca si è trattato di un’occasione per misurarsi nella nuova veste di compositore di testi musicali, un’esperienza nella quale lo ha coinvolto il “sassofonista giramondo” Di Battista che gli ha chiesto una scrittura da musicare; dopo qualche iniziale esitazione la scelta è ricaduta su una pagina sul Mediterraneo prontamente trasfigurata in “onde sonore di una mareggiata musicale”.






Così è nata la raccolta di canti e musiche “arrivate a immischiarsi della mia vita”, come racconta Erryal numeroso pubblico presente, predisposto ad un ascolto attento e concentrato. Un pubblico che lo conosce e lo apprezza non solo come scrittore e giornalista ma anche come uomo dalle forti passioni, sempre pronto a scendere in trincea per combattere guerre in cui crede fino a pagare le conseguenze della sua fede e della sua coerenza nelle aule giudiziarie.

Erry, chi lo conosce lo ama; e ama conoscerlo attraverso la sua scrittura, la sua parola, il suo sguardo profondo quasi quanto le rughe che gli solcano il viso, reticolare testimonianza di scelte di vita radicali e spesso in contraddizione con quanto gli era stato destinato per nascita.
Nasce a Napoli e diventa esperto rocciatore.
Vive sul mare e scrive di montagna.
Nutre l’adolescenza di letture ma va malissimo a scuola.
Di estrazione borghese, diventa dirigente di Lotta Continua.
Avviato alla carriera diplomatica, fa l’operaio, il muratore, il camionista.
Non credente dichiarato, si dedica alla traduzione della Bibbia.
Comincia a scrivere a 20 anni, ma il primo romanzo lo pubblica a 40.
Scrive per Il Manifesto, per La Repubblica, ma anche per Vanity Fair.
La sua copiosa produzione letteraria spazia tra prosa, poesia e traduzioni, poiché ha studiato da autodidatta molte lingue tra cui lo yiddish e l’ebraico.
Scrive di Napoli come “ città viva e sveglia fino all’insonnia permanente”, sempre vigile, che ha derubricato il “fattore sorpresa” perché ha “preso carattere dall’allenamento del suo Mister, il Vesuvio”.




Eppure Erri non si sente napoletano, ma “napòlide”; uno che ha rifiutato etichette, che si è sdoganato dalle origini per consegnarsi al mondo, pur senza radicare da altre parti.
Un distacco, comunque, che non si traduce in disamore, ma che si connota come esigenza funzionale alla maturazione della consapevolezza di sé stesso.
Dalla necessità di intraprendere un viaggio interiore scaturisce l’interesse per l’ebraico antico e per le storie delle Scritture che lo accompagnano in una dimensione desertica, appagando il bisogno di accentuare il distacco dalla città natale.
Quasi una catartica e rigenerante immersione, in una remota dimensione, propedeutica per affrontare una quotidianità brutale, affollata di fantasmi. Un non-luogo ideale per un colloquio intimistico cercato da chi ha approfondito le distanze con Dio, escludendolo dalla propria vita.
L’assenza del Padre Celeste è compensata dalla presenza del padre naturale, che ha influenzato le scelte del figlio adolescente; era lui l’accanito lettore di “chili” di libri, lui l’alpinista esperto, lui che lo costringeva a parlare un italiano senza inflessioni.
Questa attenzione alla lingua parlata indusse il giovane Erri ad effettuare una scissione tra “il napoletano”, la lingua delle emozioni, degli strilli, dei litigi, e la lingua che stava dentro i libri, muta e bella da seguire, la lingua del padre. Ed è un italiano corretto e quasi poetico quello usato per scrivere il suo primo romanzo pubblicato nel 1989 “ Non ora, non qui” che si presenta come un monologo- confessione- amorevole rimprovero rivolto alla madre.
A distanza di 27 anni la figura materna torna ancora sulle pagine de “La musica provata” l’ultimo lavoro letterario e musicale presentato a Martina Franca. La madre di Erry non tollerava che il figlio potesse essere un “napoletano stonato” e lo costrinse a cantare “fino all’eliminazione del guasto”.
La narrazione che ErryDe Lucasta portando in giro per teatri, ha spaziato tra argomenti di triste attualità e vicende personali, alternandotoni intimistici e sofferti, a battute sagaci e considerazioni venate da sottile ironia.Ascoltarlo è stato come sfogliare assieme un album di famiglia, con le foto che ne hanno fissato i momenti più significativi nella gioia come nella sofferenza.
Gli interventi musicali della coppia Nicolai – Di Battista, accompagnati da Roberto Pistolesi alla batteria, Andrea Rea al pianoforte e Daniele Sorrentino al basso, sono stati il naturale completamento di uno spettacolo comunque destinato ad un pubblico esigente. Il gruppo musicale ha rivisitato in chiave jazz i grandi classici della canzone napoletana e della canzonetta; inoltre ha proposto i brani d’autore presenti nel DVD che accompagna il libro.
E’ stato un viaggio nei ricordi tra passato remoto e passato prossimo passando da un imperfetto presente il racconto musicato che Erry, Stefano e Nikyhanno riservato al loro pubblico; alla semplicità ed immediatezza, cifre stilistiche del modo di scrivere e di vivere di Erry hanno fatto eco le sublimi sonorità del sax di Stefano e la suadente malia della voce di Niky. Una modalità più accattivante e persuasiva per veicolare cultura e giungere al cuore di chi ha avuto il privilegio di esserci e nel tempo potrà rivendicare il vanto di poter dire “io c’ero”… e noi c’eravamo!!!!

Daniela Gerundo

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