sabato 9 gennaio 2016

"La Tela del Ragno" Di Domenico Scapati presentata a Mottola. -Reportage-

Da qualche tempo, le presentazioni dei libri vengono strutturate in modo da favorire un  rapporto ravvicinato tra lo scrittore ed il pubblico, attraverso il ricorso a strategie improntate al  dinamismo, quali: la presenza di gruppi musicali, la proiezione di booktrailer, i drink di benvenuto e tutto ciò che possa essere in tema col contenuto dello scritto, contribuendo a ricrearne l'atmosfera.
 E’ quanto avvenuto a Mottola, città natale dello scrittore Domenico Scapati che da Palermo, città di attuale residenza, è tornato nel paese d’origine per presentare il suo nuovo libro “La Danza del Ragno”. L’evento, organizzato nella Sala Consiliare del Comune, è stato allietato dalla presenza del gruppo folk “Canzoniere Mottolese” che si è esibito nelle danze e nelle musiche della tradizione, e dalla visione del videoclip di presentazione cui è seguita la degustazione di prodotti tipici locali. Alla serata era presente l’amica Daniela Gerundo che ha prodotto una testimonianza dell’evento attraverso le foto e la recensione del libro stesso.

Un dono fresco di stampa ricevuto dal mio amico Domenico Scapati, pugliese trapiantato in Sicilia per motivi di lavoro. 
“La Danza del Ragno”: un pretesto per intraprendere un viaggio nella memoria che Mimmo Scapati ripercorre aggiungendo considerazioni personali e spunti di riflessione; una rivisitazione della propria infanzia vissuta nei “luoghi dello spirito” di quella terra di miti e suggestioni, credenze e superstizioni che è la Puglia; uno sguardo rivolto ad un passato scrutato attraverso la lente deformante della nostalgia mitizzatrice.




 E’ consapevole, Mimmo Scapati, che molti interrogativi resteranno senza risposte, ma il senso di questo suo lavoro non è riconducibile ad una indagine scientifica sul fenomeno del “tarantismo” di cui tanto si è già detto e scritto. Questo libro nasce dal desiderio di rendere omaggio alla “Grande Madre Terra”, al patto di lacrime e sangue che con essa deve suggellare chi sceglie di amarla, tutelarla, seguirne i cicli, combattere le dure lotte contro le avversità climatiche e naturali che la insidiano.
Dai genitori agricoltori il giovane Mimmo ha ricevuto un’educazione improntata alla tacita sopportazione dei sacrifici che la terra richiede, ed una formazione ispirata ad un’etica comportamentale strutturata sull’osservanza di codici non scritti che, comunque, si tramandano da molte generazioni.
Scapati non omette di rimarcare che, nella 





società contadina in cui è contestualizzato il suo racconto, la pedissequa osservanza di rituali, tradizioni, usi e costumi si faceva regola sociale, vessatoria e soffocante al punto da causare, a volte, un’improvvisa implosione nel corpo della “ossessa”, in colei che, inaspettatamente, reagiva all’oppressione esercitata dal ruolo subalterno al quale era condannata per nascita, e manifestava un parossistico stato di eccitazione attribuito al morso del ragno.
Tempo è passato, e Scapati è pervenuto alla considerazione che “ogni terra ha sempre avuto una sua tarantola” ; che “ogni terra è scrigno di inconfessabili segreti”; che “ogni terra vive un differente tarantismo ascrivibile agli aspetti socio-culturali che la connotano”. Da qui l’esigenza di scrivere per esorcizzare la vita ed i suoi mali; per creare occasioni di confronto, su queste tematiche, con compagni di viaggio diretti verso quei “luoghi dell’anima” dove il senso del mistero è ancora diffuso. Un viaggio, verso la magia e la fascinazione, nel quale si rischia di rimanere impigliati tra le collose maglie della tela tessuta dal magico aracnide, stregati da miti che intrigano e rattristano, da verità assiomatiche che vanno accolte come elementi costitutivi della nostra civiltà senza la pretesa di volerne penetrare il mistero.
Con piacere ho risposto all’invito alla partecipazione, attraverso un personale contributo, che Mimmo ha rivolto ad amiche ed amici.
Daniela Gerundo  








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