martedì 15 dicembre 2015

Rapahel Gualazzi al Petruzzelli di Bari - Reportage -

Lo aspettavamo come uno dei concerti più importanti della stagione ed il contributo di una nuova amica, Patrizia M, è stato una vera consolazione per me e per tutti quelli che hanno mancato l'appuntamento con uno dei più grandi interpreti del jazz e della musica italiana contemporanei. Il concerto di Raphael Gualazzi al Petruzzelli di Bari si è svolto lo scorso 12 Dicembre a Bari. Questo è il racconto personale di Patrizia M con  le foto tratte del profilo ufficiale di Raphael Gualazzi.
 

Per una come me che si nutre di buona musica come l’aria che respira, devo ammettere che il concerto di Raphael Gualazzi al Petruzzelli di ieri sera, dal titolo Jazz me up è stata pura estasi dei sensi, pieno godimento dell’anima. Si era davanti a un vero fuoriclasse, senza se e senza ma. Accompagnato da quattro musicisti incredibili (Luigi Faggi alla tromba, Gianluca Nanni alla batteria, Laurent Miqueu alla chitarra, Emah Otu al contrabbasso e basso elettrico) Gualazzi ha dato il meglio di sé, spaziando con disinvoltura ed esperienza dai classici del blues agli standard jazz e ripercorrendo brani più o meno noti del repertorio americano, che rappresentano da sempre i suoi punti di riferimento. Giusto per fare qualche nome: Bessie Smith, Marvin Gaye, Etta James, E ovviamente non sono mancati alcuni tra i suoi brani più apprezzati come Lady O o Reality and Fantasy.
Ma c’è una cosa che più di tutti mi ha davvero incantata ovvero l’affiatamento, la sintonia e per così dire il feeling tra Gualazzi e i suoi musicisti, il dialogo (nel jazz lo chiamano interplay) tra il pianoforte, che lui suona veramente da Dio, e gli altri strumenti. Insomma, roba per orecchi fini.
Un paio di momenti da segnalare: la versione in chiave slow blues di Imagine di John Lennon, quanto mai attuale di questi tempi, e una commovente e intensa rilettura del celebre brano colonna sonora di Amarcord firmato Nino Rota: pura poesia.
E prima della fine, naturalmente, è arrivato anche il doveroso bis, richiesto a gran voce dalla platea, dove l’artista ha riproposto i pezzi sanremesi che l’hanno reso celebre al grande pubblico: Follia d’amore, col quale ha vinto il Festival nella sezione Giovani nel 2011, e Sai ci basta un sogno. A proposito di pubblico e spettatori. Di certo calorosi ieri sera, ma purtroppo in numero esiguo. Spiace dirlo, perchè vedere il Petruzzelli con tante sedie vuote non era certo una sensazione piacevole. Colpa del costo troppo elevato del biglietto? Probabilmente sì. Gualazzi è bravissimo, non c’è dubbio. Decisamente al di sopra della media di tanti altri. Ma in Italia risulta pur sempre un’artista d’élite, e la sua musica destinata ad un target medio alto. Se fosse nato in USA, sarebbe già una star...

Pat M.



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