mercoledì 5 agosto 2015

Giovinazzo Rock Festival - Reportage -

Sono davvero felice di pubblicare il Report sul Giovinazzo Rock Festival che mi ha inviato Dario Nigredo Camasta che da grande appasionato di musica ha voluto condividere con il blog la magnifica esperienza che ha vissuto pochi giorni fa.


Ecco a voi le bellissime foto e la sua personalissima recensione del Giovinazzo Rock Festival:



"Il comune di Giovinazzo taglia i fondi per il Festival", "il GRF dopo 15 anni emigra", "il Giovinazzo Rock Festival trasloca a Bitonto". Questo era l'apocalittico scenario qualche mese fa, allorchè appresi delle problematiche in seno all'organizzazione di uno dei festival estivi pilastri della musica live in Puglia da molti anni a questa parte. Per questo motivo, quando un mese fa vennero fuori i nomi degli headliner, THE SOFT MOON e JAMES SENESE, stentavo a crederci. 

Mi venne naturale pensare che no, il GRF non lascia, ma raddoppia, con 2 nomi che avrebbero infiammato, per opposte motivazioni, il pubblico pugliese, da tempo lasciato (volutamente?) a digiuno di grandi eventi. I complimenti personali ai miei amici organizzatori del Festival in questione sono assolutamente d'obbligo; il live dei Soft Moon poi, permette al sottoscritto di parlare di una band che considera, senza ombra di dubbio, la migliore fra i progetti nati nell'ultimo lustro.


Ne è passato di tempo da quel 2011, anno in cui, un caro amico d'oltreoceano, mi invitava all'ascolto di uno sconosciuto e misterioso progetto americano denominato, per l'appunto The Soft Moon, il cui titolare ed unico membro creativo era ed è Luis Vasquez. Primi brani ascoltati? "Parallels", "Breathe the fire" (singoli datati 2009) e "Dead Love", tutti finiti sul debut album omonimo del 2010. Ricordo di aver gridato immediatamente al miracolo! Mi sembrava di affrontare un viaggio mentale costellato di visioni ed illusioni, su un'autostrada dai contorni sfumati ed infiniti. L'industrial inglese flirtava con la cold wave francese arrivando a lambire i territori kraut teutonici. Parafrasando un'opera di William S.Burroughs, sentivo di affrontare la ricerca del lato oscuro e "morbido" della luna.


Da quei primi esperimenti underground, di tempo ne è passato e dal quasi totale anonimato di 4-5 anni fa, Vasquez si è inserito prepotentemente nel nuovo revival new wave/post punk, riuscendo a sdoganare la sperimentazione deviata e malata, legata a strumentazioni analogiche di recupero e vintage, continuando nel suo concept legato alla Bauhaus tedesca, ai simboli geometrici e ai loro rapporti spaziali.


Per coloro che partono prevenuti sugli artisti nati negli ultimi anni in generale e su Soft Moon in particolare, ricordo che l'artista di origini cubane, mai pago sulla ricerca continua di nuovi spunti creativi, ha all'attivo nientemeno che una collaborazione sontuosa con John Foxx, in equilibrio fra territori sintetici cari all'ex Ultravox e cadenze ipnotiche e metalliche proprie di Soft Moon; un secondo full lenght, Zeros, del 2012, dall'immaginario inquietante e claustrofobico di Lynchiana memoria e con una prima importante apertura verso i brani cantati; un terzo nuovissimo album, Deeper, uscito quest'anno, meno robotico e glaciale e dal cuore più dark, con molteplici sfaccettature ed atmosfere ora gotiche, ora tribali ora industriali in un mix davvero eccitante che ne fa, sin da ora, uno dei migliori album di questo 2015.




Queste le premesse ad un live attesissimo per tutti coloro che sperano sempre di vedere nella nostra Puglia quelle band che altrove sono la norma. Verso le 23 di sabato 1 agosto il countdown termina il suo lento incedere a ritroso, le luci si accendono sul palco e... I Soft Moon sono pronti!!! Inizio al fulmicotone con le note lente, cadenzate e possenti di "Black", poderoso inno NIN-style, uno schiaffo necessario per prendere coscienza dell'inizio del viaggio nel gorgo oscuro chiamato Soft Moon. Sul palco le novità portate dal nuovo album "Deeper" emergono prepotentemente e i 2 musicisti italiani Luigi Pianezzola al basso e Matteo Vallicelli alla batteria, sono più caratterizzanti rispetto ai precedenti turnisti, mentre Vasquez si occupa di synth, percussioni e chitarra, scuotendo le sue membra e le nostre in una danse macabre sfrenata. 




I brani si susseguono a ritmo vertiginoso e le atmosfere sono marcatamente nostalgiche: dalla cavalcata "notturna" di "Far" alla lenta e lugubre "Wasting" dove Vasquez sfodera un cantato pop anni 80 insospettabile!; l'elegante "Try" rimanda al post punk di marca 4AD, mentre "Being" trivella le viscere con le urla selvagge e disumane di Vasquez che fanno da contraltare ad una concitata composizione bass driven fatta di minacciosi sintetizzatori, chitarre distorte e patterns ritmici austeri ed ossessivi. Il climax della catarsi dell'esibizione è raggiunto! Gli album precedenti sono rappresentati da "Circles", "Dead Love", "Breath the Fire", "Die Life" laddove il post industrial, le percussività marziali, i plumbei intermezzi kosmische e minimal wave e l'immaginario carpenteriano sfumano nelle palpitazioni tribal di un pezzo a metà fra l'indietronica e l'ebm più raffinata come "Wrong" (sempre da "Deeper") e nella chiusura affidata al colosso tribale/para-africano/sabbatico (con tanto di lamiere in odor di Neubauten d'annata) di nome "Want" (da "Zeros") che tradisce l'importanza rivestita nell'ultimo album dalla produzione e dai consigli artistici di Maurizio Baggio, produttore dei Ninos du Brasil, duo nostrano balzato agli onori delle cronache musicali nel 2014 con la loro formula intrisa di coinvolgenti ritmi carioca in chiave electro-industrial.



Luis Vasquez ringrazia e saluta. Le luci si spengono. La sensazione di aver respirato un'aria internazionale per una sera a Giovinazzo c'è tutta. Qualcuno si lamenta della monotematicità dei singoli brani e di un songwriting non all'altezza dei grandi nomi del passato: mi travesto da avvocato difensore di Vasquez, sottolineando come l'aspetto più importante della sua opera risieda non tanto nei testi o nei grandi suoni, quanto nella ripetizione ossessiva e marcatamente disarmonica, nell'uso della voce spesso come strumento parallelo di synth e chitarra e nel mood claustrofobico, decadente e nero come la pece. Un mostro psicologico dalle gambe di argille che, ad ogni passo si sfalda, lasciando le rovine di un'esistenza con domande senza risposta e abissi interiori infiniti! 

Lunga vita ai Soft Moon! Alla prossima!


Dario Camasta con lo pseudonimo "Nigredo"  è attivo da dicembre 2011 in D3, team di dj ed organizzatori che si occupa di 

organizzare e promuovere eventi musicali nel territorio pugliese, insieme ai fondatori Diego Loporcaro "D-Loop" e Davide 

Sirotic "D-Sir". Tra i tantissimi artisti portati in Puglia da D3: Wolfgang Flur (ex Kraftwerk), Pere Ubu, Body / Head con 

Kim Gordon (ex-Sonic Youth), Ron Peno & The Superstitions (ex Died Pretty), Diaframma, 30 anni di Ortodossia (ex CCCP), 

Tying Tiffany, Schwefelgelb e tantissimi altri.
Camasta è, inoltre, da sempre appassionato di fotografia e, nel giro di quasi un ventennio, ha collezionato un 

impressionante archivio di scatti in giro per concerti, mostre ecc., materiale spesso utilizzato per live report su web. 

Una sua foto durante un'esibizione speciale al festival Acquology di Massafra (dicembre '13), è stata scelta dai Candor 

Chasma per l'artwork della loro cassetta "Sicilia", sonorizzazione del film diretto da Straub & Huillet.

2 commenti:

giselle de jesus ha detto...

seguramente fue un concierto muy interesante!!!
http://lavidaloka.com/

Annalinda Brainerto ha detto...

Grazie per il tuo commento Giselle!

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