martedì 21 aprile 2015

Bam BLACK AMERICAN MUSIC a Bari il 16, 17 e 18 Aprile 2015 -Reportage-

Si è conclusa da pochi giorni l'edizione 2015 del San Severo Jazz Winter guidata dall'instancabile direttore artistico Antonio Tarantino che, non ancora soddisfatto, si è rimesso subito al lavoro partecipando al BamFestival di Bari ed è stato così gentile da inviarci il suo personale Report del  BamFestival che si è svolto a Bari il  16, 17 e 18 Aprile scorsi.

Il BamFestival è stato un evento straordinario e lui ce lo ha descritto e raccontato nel suo stile di sempre corredando la recensione di bellissime fotografie. Grazie a lui tutti quelli che come me hanno perso questa bellissima occasione di godere della buona musica jazz potranno, almeno in parte, rivivere quei momenti. Ecco la sua recensione e le sue fotografie:


BAMFESTIVAL 
BLACK AMERICAN MUSIC
BARI 16 – 17 – 18 APRILE 2015
Direzione Artistica: Fabio Morgera & Nicola Gaeta 
Foto di Antonio Tarantino

E’ stata una stupefacente tre giorni quella del BAMFESTIVAL che si è appena consumata a Bari.
Una Bari che ha assunto e si è letteralmente trasformata in una città dal modello e sapore newyorkese dove si è suonato tanto JAZZ CHE SI CHIAMA BAM e brillantemente eseguito da musicisti che hanno sposato questa causa, come: Nicholas Payton, Johnny O’ Neal, Orrin Evans, Gary Bartz, Vicente Archer, Troy Roberts, Stafford Hunter, Bill Stewart, Riccardo Bianchi, Brian Charette, Daniel Moreno, Donald Edwards, Brandon Lewis, Corcoran Holt, Saul Rubin e l’italo americano Fabio Morgera che ha curato la direzione artistica insieme allo scrittore e critico musicale Nicola Gaeta.

Festival esclusivamente dedicato alla tradizione musicale afro-americana - BAM – Black American Music.
Finalmente, e lo dico estremamente convinto, ci voleva proprio un festival dal forte accento che mettesse in primo piano il valore intrinseco della parola JAZZ, a volte e anche spesso utilizzata in maniera impropria. E' stata davvero una tre giorni che ha reso la città di Bari alla pari di New York, tantissima musica con eccellenti musicisti che hanno rappresentato e valorizzato ancor di più la tradizione della musica afro-americana, all'insegna quindi del grande Jazz così come ci è stato trasmesso dai Grandi di ieri.

Una lunghissima 3 giorni, piena, intensa, ricca di masterclass per strumentisti e cantanti presso la scuola musicale il Pentagramma, tavole rotonde con i Musicisti ospiti del BAMFESTIVAL insieme a pregevoli e autorevoli giornalisti e critici di musica jazz, due concerti a sera presso la sala auditorium Showville, e ancora, per gli insaziabili come lo scrivente, jam-session al Bohèmien e all’Orto Botanica Music Club fino alle prime ore del mattino.

E’ stato scritto tanto, lunghissime colonne di inchiostro sulla carta stampata, TV, radio, tantissimi blog per spiegare e chiedersi, a volte anche in senso provocatorio, perché definire un Festival dal nome BAM e cosa differenziasse questo festival dai tanti che si susseguono in Italia.




Una risposta certa, o meglio, la risposta data è: tutti possono suonare la musica jazz purchè si sia capaci di rispettarne i canoni. Questo, quanto affermato da Nicola Gaeta che, in seguito al successo riscontrato con la pubblicazione del suo libro BAM – Il Jazz Oggi A New York - ha inteso e voluto realizzare questo festival, coadiuvato dal trombettista italo-americano Fabio Morgera, e dare un valore aggiunto ai consensi ottenuti dal libro che è stato anche presentato nella passata edizione di San Severo Winter Jazz.

Un grande festival esclusivamente creato per la BLACK AMERICAN MUSIC (BAM) – movimento artistico culturale fondato a New York nel 2011 dal trombettista Nicholas Payton in polemica con la definizione ma non con la tradizione << JAZZ >>. E così è stato. BAM non è stato a Bari sinonimo di un nuovo genere musicale ma l’accento sulla Radice Jazz, un festival all’insegna della Tradizione Pura, della sua Identità, di riappropriarsi di una storia lunga un secolo, da Armstrong, passando per il blues, soul e il jazz moderno di Miles Davis.






Nessuna forma di razzismo per carità, ma va spiegato che un gelato non può essere scambiato o chiamato sorbetto. Sono due pregevoli delizie che offrono un bel refrigerio, ma pur avendo queste due stesse caratteristiche, bisogna aggiungere e precisare che sono due cose diverse. Al buon intenditore di Musica Jazz non necessitano tante parole, si spiega da solo. Il Tango è Tango, non è Musica Jazz, così pure tutte le altre espressioni musicali che si vogliono calare a tutti i costi in un calderone che si chiama Jazz, parola che ormai la si trova e la si pronuncia in tante forme profane.

No, No, questo non è possibile per un fatto tipicamente estetico. Lo swing, l’intensità ritmica, il groove, un feeling tipicamente nero, il blues e il soul, sono Black American Music.

In questi 3 giorni si è respirata un’aria pulita, autentica, a stretto contatto con i musicisti e tanta autentica Musica Jazz, o meglio, tanta Black American Music.






Musicisti eccellenti che hanno offerto a tutti i presenti con le loro sublimi esibizioni di condividere a pieno titolo questo percorso musicale, unico. Ma per me, e perdonate questa mia peculiarità, la ciliegina in assoluto del BAMFESTIVAL è stata la presenza del mitico pianista e blues singer Johnny O’Neal per avermi condotto ed accompagnato in uno storico periodo e in un ambiente musicale che per motivi anagrafici non ho potuto conoscere fisicamente e spiritualmente. Un pianista eccellente ma anche intrattenitore, ricco di humour e blues feeling, una voce calda e pacata per riproporre i classici di Cole Porter, Art Tatum, Bill Evans. Il tutto, alla maniera di Errol Garner e Fats Waller, eccellenti maestri del pianoforte ma anche straordinari uomini di spettacolo. Una carrellata di splendidi blues citando anche Bach e Schubert per incantare ed incontrare il pieno favore del pubblico.

Dando per scontato le qualità artistiche di tutti gli ospiti e della loro musica presentata al BAMFESTIVAL, mi preme citare il pianismo teso e vibrante di Orrin Evans, un pianismo ricco di giochi di tensione e distensione da portare in mente quello di Ahmad Jamal insieme al sax di Gary Bartz, o alla straordinaria - eccentrica e percussiva esibizione del NY CATS di Fabio Morgera con la sua Conduction, la chitarra di Saul Rubin con il suo Zeptet composto da Fabio Morgera – tromba, Stafford Hunter – trombone, Troy Roberbs – sax tenore, Corcoran Holt – contrabbasso e Donald Edwards – batteria. E per finire, l’ultima e splendida performance di Nicholas Payton in trio dove il musicista di New Orleans passa dalla tromba al piano-Fender e all’Hammond Organ ricamati da una voce altrettanto bella ed elegante insieme a Vicente Archer al contrabbasso e Bill Stewart alla batteria.









Non mi resta che il ricordo di una Bari dal sapore esclusivamente BAM e l’auspicio che questa storica pagina possa avere continuità nel futuro per la quale l'Associazione Amici Jazz San Severo si rende disponibile a qualunque forma di collaborazione ed ausilio.

Antonio Tarantino
Presidente Associazione Amici Jazz San Severo
Direttore Artistico San Severo Winter Jazz


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