lunedì 23 giugno 2014

20 Giugno 2014 Pat Metheny Unity Group in Concerto a Bari. Reportage di Antonio Tarantino

Uno degli eventi più significativi dell'estate 2014 segnalato e recensito da Antonio Tarantino Pres.Associazione “Amici Jazz San Severo”

PAT METHENY UNITY GROUP

New Album "KIN" & World Tour 2014 – Bari 20 giugno 2014 - TeatroTeam

Pat Metheny
Antonio Sanchez
Chris Potter
Ben William
Giulio Carmassi

Definire “ S U B L I M E “ il concerto di ieri sera, venerdì 20 giugno 2014 al Teatro-Team di Bari, è veramente poco.
Per chi conosce Pat Metheny e ha avuto modo di assistere ai suoi tantissimi concerti, di certo definirebbe la parola espressa “SUBLIME”.

Ogni suo concerto è espressione di novità, sempre immerso in invenzioni artistiche e tecniche che danno nuovo senso a un infinito girovagare, e questa volta, la novità in assoluto è stata (almeno per me) l’ingegneria tecnologica musicale, ricca di tanti strumenti complessamente assemblati dal connazionale GIULIO CARMASSI, polistrumentista pisano, uno dei tanti nostri cervelli in fuga e fa ora parte del tour 2014 del grande chitarrista jazz di Kansas City.






Ma veniamo ai particolari e a qualcosa che mi ha colpito a primo istante, ma anche al numerosissimo pubblico presente ieri sera, tra questi, tantissimi musicisti dell’area barese, come Fabio Accardi, Michele Di Monte, il critico musicale Nicola Gaeta ecc. e gli affezionati Amici Massimo Carafa e Giuseppe Abbate.

IL PALCOSCENICO:
sembrava uno spazio occupato da cose e strumenti di cui non si riusciva a capire cosa fossero, tutti lì coperti da lunghi teli bianchi e neri, dando l’impressione di un palcoscenico disordinato, appena liberatosi da un concerto appena conclusosi e che per motivi di tempo non era stato lasciato libero.

Ma la sorpresa arriva dopo più un’ora di grande ed intensa musica eseguita solo in quartetto, con l’esclusione di Giulio Carmassi. Di lui nessuna ombra, il pubblico si chiedeva < ma Giulio dov’è, siamo venuti fin qui per conoscere questa nuova figura e/o creatura musicale di Pat, ma ????? >

IL CONCERTO:


Brillante apertura di Pat con lo splendido brano “Rise Up” per solo chitarra, e che chitarra, non so come chiamarla, ma che rientra nelle tante invenzioni e creazioni di Pat, doppio manico, uno lungo e l’altro corto, una infinità di corde e potete immaginare il suono e gli arpeggi che ne venivano fuori.

Come dicevo prima, dopo più di un’ora di brillante esecuzione del quartetto, Pat prende la parola per presentare questo nuovo progetto musicale, raccontando un po’ la sua storia per arrivare a quest’ultimo ed immenso lavoro discografico.

Questa un po’ la sintesi che sono riuscito a interpretare:

< II progetto “The Unity Band” è stato per me uno di quelli che ti cambiano la vita. Ho guidato molti gruppi di musicisti di talento ma il livello di ispirazione raggiunto durante il nostro tour della scorsa estate è stato davvero senza precedenti.
Finito l’ultimo concerto, mentre lasciavamo il palco, l’unica cosa che riuscivo a pensare era che non volevo finisse e sapevo che lo stesso valeva per Chris, Antonio e Ben. Negli ultimi mesi ho cercato di trovare un modo di estendere il nostro tempo insieme. Allo stesso tempo ho sentito la spinta a realizzare quel tipo di musica ricca e densa armonicamente con molto materiale scritto che ha caratterizzato la mia produzione con gruppi estesi.
Una notte mi sono svegliato con in testa l’idea allettante di estendere il concetto di “unità” creando una piattaforma in grado di coprire, per la prima volta, l’intero spettro delle cose fatte durante gli anni come band leader e ho scoperto che tutto è alla portata di questo nuovo gruppo, da Bright Size Life a Secret Story, da tutto il materiale del PMG fino a Song X e oltre. Penso anche di provare a intergrare “l’Orchestrion” nel tessuto del nostro lavoro.” >


Mentre Pat parlava, sul palco s’intravedevano manovre atte a smantellare tutti quei teli bianchi e, alla fine, una immensa luce sul palcoscenico, illuminato a giorno e, l’ingresso di Giulio Carmassi.

Si vedono una infinità di strumenti artificiosamente assemblati, strumenti acustici controllati da un computer, molti dei quali luminosi, come la marimba, il tom di batteria, piatti, due credenze con dei contenitori di vetro atti a produrre suoni percussivi, una tastiera, un piccolo bandoneon e ancora tanti altri. Il tutto per produrre una “orchestrazione”, un suono orchestrale che si univa a quella del quartetto sotto l’attenta esecuzione di Giulio Carmassi. “La vera novità di questa immensa produzione”.

Concerto che va avanti per più di due ore e sul finire, l’altra novità mai riscontrata in nessun precedente concerto che io abbia assistito, sia di Pat o di qualunque altro musicista: esecuzione in duo con tutti i suoi compagni di viaggio, come a volerli ringraziare singolarmente, uno per volta.
La prima esecuzione in duo con il brillante contrabbassista Ben Williams, poi con Chris Potter (stupendo, uno fra i migliori sassofonisti della scena mondiale). Poi ancora con Giulio Carmassi producendo un brano dove canta come un angelo, interpretando alla grande i tipici canti paraguaiani, cileni, ed infine con il mitico Antonio Sanchez, con un brano che ti portava negli anni del jazz-rock.



Il pubblico impazziva, specialmente a conclusione del concerto quando sentì le note di "HERE TO STAY" del 1995 (We Live Here)" ritornando indietro di venti anni, abbandonando i loro posti a sedere per mettersi sotto il palco (compreso io) e strappare l’ultima foto, l’ultima immagine, l’ultimo ricordo di questo straordinario ed unico evento.

Antonio Tarantino
Pres.Associazione “Amici Jazz San Severo”

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